Quattro addii, quasi 20 milioni liberati. E Mkhitaryan che si taglia lo stipendio da solo

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Il 30 giugno 2026 non è stata solo una data sentimentale per l’Inter. È stata una data di bilancio. Con la scadenza dei contratti di Yann Sommer, Francesco Acerbi, Stefan De Vrij e Matteo Darmian, il club nerazzurro ha liberato in un colpo solo quasi 20 milioni di euro di costi, tra ingaggi lordi e ammortamenti, che torneranno utili nella costruzione della rosa 2026/27. E nel mezzo di questa operazione di risanamento che ha il sapore del cambio generazionale, è arrivato un gesto rarissimo nel calcio moderno: Henrikh Mkhitaryan che si presenta alla dirigenza e chiede di guadagnare di meno. Da solo, senza essere sollecitato.
Sommario
I numeri: 16,3 milioni di ingaggi lordi in meno
Secondo i dati elaborati da Calcio e Finanza e confermati da Transfermarkt, il risparmio complessivo derivante dalle quattro uscite si suddivide in due voci distinte.
Sul fronte degli ammortamenti, l’impatto supera i 3,5 milioni di euro: una cifra che riflette la quota residua dei costi di acquisizione dei giocatori spalmata sugli anni di contratto. Nel caso di De Vrij, il cartellino era già completamente ammortizzato dopo otto stagioni nerazzurre, quindi l’incidenza su questa voce è minima. Per gli altri, invece, c’era ancora una coda contabile.
La voce più rilevante è quella degli ingaggi lordi: qui il taglio supera i 16,3 milioni di euro in un colpo solo. Il giocatore più pesante sulle casse nerazzurre era Stefan De Vrij, con un ingaggio lordo di circa 7 milioni annui secondo Transfermarkt, seguito da Yann Sommer (poco più di 3,2 milioni lordi), Matteo Darmian (3,3 milioni lordi) e Francesco Acerbi (2,8 milioni lordi).
Il risultato: il monte ingaggi dell’Inter, che nella stagione 2025/26 era di circa 139 milioni di euro lordi (il più alto di tutta la Serie A), è sceso a poco sotto i 123 milioni, creando un discreto margine di manovra per la sessione di mercato estiva.
Il contesto: da -245 milioni a +35 milioni in cinque anni
Per capire perché queste uscite siano così strategiche, bisogna guardare il quadro complessivo. L’Inter ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2025 in utile di 35,4 milioni di euro, un risultato straordinario per un club che solo nel 2021 aveva un rosso di 245,6 milioni, e che è arrivato a questi risultati grazie al netto aumento di fatturato, con ricavi saliti fino a 552,6 milioni di euro nella stagione 2024/25.
La strada percorsa sotto la gestione Oaktree è quella del rigore: nessuna spesa sconsiderata, monte ingaggi sotto controllo, cessioni programmate e acquisti mirati. Gli addii di questi quattro veterani non sono una perdita improvvisa ma il naturale compimento di un piano costruito negli anni. Quattro giocatori che avevano già dato tutto, che il club ha rispettato fino all’ultimo e che ora lasciano liberando risorse preziose.
Il peso di ogni addio, uno per uno
De Vrij era il più costoso. A pesare più di tutti sul fronte degli stipendi era il suo ingaggio, il giocatore più costoso tra i quattro partenti, pur essendo ormai completamente ammortizzato a livello di cartellino. L’olandese era arrivato nel 2018 e in otto stagioni nerazzurre aveva vinto tre scudetti, partecipato a una finale di Champions League e siglato 13 gol, tre dei quali nel derby. Un investimento ampiamente ripagato sul campo. Con 35 anni e un contratto ormai in scadenza, il club non ha ritenuto opportuno rinnovare.
Sommer era arrivato nel gennaio 2023 in emergenza, dopo l’infortunio di Onana. Ha reso oltre ogni aspettativa. Classificato secondo nella lista degli stipendi tra i quattro partenti, con circa 3,2 milioni lordi annui, ha garantito parate decisive nelle notti europee e un’affidabilità costante per tre stagioni e mezza. Lascia con quattro scudetti in tasca.
Darmian rappresentava il prototipo del professionista esemplare: duttile, sempre disponibile, mai al di sotto di certi standard. Terzo per ingaggio tra i quattro con circa 3,3 milioni lordi, il suo addio pesa più sentimentalmente che economicamente, ma ogni milione liberato conta nel progetto Oaktree.
Acerbi aveva l’ingaggio più basso tra i quattro partenti (circa 2,8 milioni lordi) ma forse l’impatto emotivo più grande. Era diventato un simbolo nonostante i detrattori iniziali, vincendo il rispetto di San Siro con prestazioni da top europeo a 38 anni.
Il gesto di Mkhitaryan: meno soldi per restare
Mentre il club gestiva quattro uscite dolorose, Henrikh Mkhitaryan ha fatto la cosa opposta: è entrato nell’ufficio di Ausilio e ha accettato di rimanere, guadagnando addirittura meno.
I numeri sono precisi. Nella stagione 2025/26 Mkhitaryan percepiva 4,98 milioni di euro lordi annui (circa 3,8 milioni netti), uno degli ingaggi più alti della rosa nerazzurra per un giocatore di 37 anni. Il rinnovo firmato nelle ultime ore prevede un contratto triennale da 1,5 milioni netti a stagione: quasi il 60% in meno rispetto all’ingaggio precedente.
La riduzione volontaria porta ulteriori 2,3 milioni netti annui di risparmio per il club (circa 4,8 milioni lordi) su base annuale. Un risparmio che, sommato ai quasi 20 milioni liberati dagli addii dei quattro veterani, porta il beneficio complessivo per il bilancio nerazzurro dell’estate 2026 a circa 25 milioni di euro.
“Non ho un agente. Mi sono presentato e ho firmato. Volevo restare, e l’Inter mi ha dato la possibilità di farlo” — Henrikh Mkhitaryan.
Il gesto non è solo finanziariamente virtuoso. È il segnale più eloquente di cosa significhi per Mkhitaryan vestire quella maglia. Come ha detto Ausilio, “è di un’altra dimensione”. Non per i gol, non per gli assist. Per il modo in cui si comporta.
La matematica del mercato: dove vanno i 25 milioni
Il risparmio totale derivante dalle quattro scadenze si aggira intorno ai 20 milioni di euro tra ammortamenti e ingaggi lordi. Aggiungendo la riduzione volontaria di Mkhitaryan, il margine sale sensibilmente, e in parte è già destinato agli investimenti in entrata. Provedel costa 3 milioni di cartellino e circa 3 milioni lordi annui di ingaggio, una cifra sostenibile. Jones, se dovesse arrivare, costerebbe circa 40 milioni di cartellino da spalmare in ammortamenti. I due difensori cercati da Ausilio avranno presumibilmente un costo contenuto.
La matematica del mercato nerazzurro, insomma, è molto effettiva. Non per magia, ma per scelte precise: lasciare andare chi ha già dato tutto, blindare chi può ancora dare qualcosa in meno, e costruire il futuro con la testa, non con il portafoglio.
Il modello Oaktree non è romantico, ma finanziariamente funziona.
Forza Inter.
